Giuseppe Bonomi: così ho salvato Malpensa

La ciliegina sulla torta è stata la nube islandese che ha bloccato i voli sull’Europa. Ma non ha scomposto più di tanto Giuseppe Bonomi, presidente della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi di Malpensa e Linate. Anche se il danno c’è stato: nella settimana di blocco la Sea ha perso in media circa 2 milioni di euro al giorno, con più di 3 mila voli cancellati che non hanno fatto decollare o arrivare 450 mila passeggeri e 6 mila tonnellate di merci.
Ma ci vuole ben altro per fiaccare il manager varesino che negli ultimi due anni ha affrontato «due problemi che avrebbero ammazzato un toro»: prima l’Alitalia che ha dismesso le rotte sulla Malpensa passando da 1.248 voli settimanali agli attuali 139, poi la botta della crisi economica.
Comunque ora il brutto sembra alle spalle per il cinquantunenne avvocato, fortemente appoggiato dalla Lega Nord, che progetta alleanze strategiche con altri scali del Lombardo-veneto e smentisce le voci di un suo prossimo passaggio alle Ferrovie o alla Finmeccanica. «Sono innamorato del trasporto aereo. La mia fortuna è che una passione è diventata un lavoro» dice Bonomi a Panorama.
Nel 2008 Malpensa era un grosso
guaio, come avete fatto a venirne fuori?
Abbiamo cambiato completamente la politica commerciale,
aumentando nell’ultimo anno di 420 frequenze settimanali i
voli su Malpensa. Adesso come quantità i primi nostri
clienti sono Easyjet e Lufthansa Italia, ma sui voli
intercontinentali abbiamo già conquistato 22 nuove
compagnie, tra cui Singapore Airlines, Cathay Pacific, Sri
Lanka e Norvegian Airlines. E altre due sono in arrivo, per
consentire di raggiungere il maggior numero di destinazioni
direttamente: sul lungo raggio avremo da giugno un nuovo
collegamento molto importante per l’Oriente (Air India con
New Delhi, ndr) e da ottobre un volo quotidiano con la Oman
Air verso Muscat. I voli di lungo raggio si sostengono a
livello economico se il fattore di riempimento supera l’80
per cento. E noi ci riusciamo. Perché il mercato c’è.
Insomma, siete riusciti a salvarvi
nonostante il «dehubbing» dell’Alitalia…
Oggi Malpensa si sviluppa grazie alla concorrenza tra le
diverse compagnie aeree. Due anni fa c’era un vettore di
riferimento, l’Alitalia, con un modello hub; ora stiamo
risalendo la china partendo dal modello «point to point».
L’Alitalia a Malpensa è scesa da 11,5 a 1,4 milioni di
passeggeri ma l’incremento di tutte le altre compagnie è
stato del 28,5 per cento nell’ultimo anno, e questo
nonostante la grave crisi economica.
Come avete raggiunto la cifra di
53,2 milioni di utile netto nel 2009?
L’utile netto industriale è di 22 milioni, il resto viene da
dismissioni. Comunque non daremo dividendo, i ricavi li
destiniamo ai nuovi investimenti infrastrutturali. I
risparmi sono venuti in particolare sul costo del lavoro. La
cassa integrazione a rotazione e volontaria porta mediamente
i dipendenti a stare a casa due giorni al mese e andrà
avanti fino al 2011. Non abbiamo certo fatto macelleria
sociale, tant’è vero che non abbiamo avuto neanche un’ora di
sciopero da parte dei nostri 5.500 dipendenti, organizzati
in dieci sigle sindacali.
Niente dividendo ai vostri
azionisti, di cui il maggiore è il Comune di Milano: la Sea
non è più la gallina dalle uova d’oro?
Negli ultimi 5 anni la Sea ha fatto investimenti
autofinanziati per 450 milioni di euro e distribuito
dividendi per altri 550 milioni. Prevediamo fino al 2020
nuovi investimenti per 1,6 miliardi, totalmente
autofinanziati. I principali sono a Malpensa: la terza
pista, il completamento di Cargo city e del Terminal 1. In
più, il nuovo parcheggio multipiano di Linate con 2.600
posti auto: sarà il più ampio di Milano e dintorni. Per i
nostri investimenti dobbiamo andare sui mercati finanziari
con una certezza regolamentare, perciò è importante il
contratto di programma con l’Enac: abbiamo l’esigenza di
arrivarci nel più breve tempo possibile.
A che punto è il progetto della
terza pista di Malpensa?
La valutazione d’impatto ambientale sta per partire,
contiamo di avere la nuova pista pronta per gestire il
traffico aggiuntivo per l’Expo del 2015: ci investiamo 300
milioni, però non abbiamo un giorno da perdere.
Intanto il 2010 sta andando bene,
a parte la nube islandese. È vero che in particolare sul
traffico merci ci sono segnali interessanti di ripresa
economica?
Quest’anno il trend di crescita è molto forte, i passeggeri
a Malpensa sono cresciuti dell’8,8 per cento da gennaio a
marzo e nelle prime due settimane di aprile del 14,2 per
cento. Nel settore merci abbiamo addirittura un più 39 per
cento nel primo trimestre 2010.
Avete stipulato un’alleanza con
l’aeroporto bergamasco di Orio al Serio. Però il Terminal 2
di Malpensa punta sul low cost: non c’è sovrapposizione?
Il Terminal 2 ormai è dedicato esclusivamente a Easyjet, che
ha un modello industriale diverso da quello di Ryanair, che
vola su Orio. Infatti Easyjet vola negli aeroporti
principali e ormai opera anche sul settore business, tanto
che al Terminal 2 stiamo per aprire una sala vip. Quindi c’è
complementarità con l’aeroporto bergamasco anche sul
segmento dei voli low cost: sono diversi i clienti e i
target di riferimento.
Come va il tavolo di lavoro con la
Sacbo, che gestisce lo scalo di Orio?
Avremo pronta una piattaforma industriale comune ai primi di
giugno. Gli aeroporti saranno valorizzati in base alla loro
specializzazione e la nostra partnership con Orio è
strategica: siamo già i primi azionisti della Sacbo con il
31 per cento. Per le modalità di sviluppo della
collaborazione, dopo il piano industriale a giugno si aprirà
una seconda fase che potrà riguardare anche gli aspetti
societari. E la collaborazione con Bergamo per noi è
propedeutica anche a un’apertura verso gli aeroporti di
Brescia e Verona.
Milano, Bergamo, Brescia e Verona:
vuole un’alleanza del Nord negli aeroporti?
Facciamo il sistema aeroportuale del Nord, che manca a
questo Paese. Il problema è industriale: c’è un’eccessiva
frammentazione degli aeroporti italiani, occorre farli
lavorare in sinergia per dare un’offerta differenziata
aderente alle esigenze del mercato. Lo sviluppo di Milano
più Bergamo, Brescia e Verona significa che avremo non solo
il primo sistema aeroportuale italiano, ma anche uno dei
primi cinque europei.
E in questo senso anche il low
cost diventa strategico?
La crisi economica ha reso evidente un mutamento della
qualità della domanda. Oggi la componente essenziale sui
voli fino a due ore è il prezzo. Quindi c’è un mutamento
complessivo per tutto il trasporto aereo: anche le compagnie
tradizionali fanno offerte a basso prezzo e ci sarà sempre
più bisogno d’integrare le offerte più economiche con quelle
più costose sul lungo raggio. Saranno sempre più gli
aeroporti a offrire questa integrazione anche fra network di
compagnie differenti. È un modello rivoluzionario, chiamato
«airport driven hub» (l’aeroporto che spinge l’hub, ndr), su
cui stiamo conducendo test e che inizieremo a mettere in
pratica, spero entro quest’anno, a Malpensa. Faremo lavorare
in sinergia i diversi vettori anche sui due terminal. Il
modello prevede di volare, per esempio, da Palermo a
Malpensa con Easyjet, Lufthansa o AirOne e poi in transito,
senza fare un nuovo check-in, da Malpensa a Bangkok con la
Thai.
Poi c’è il dossier Linate.
L’Antitrust dice che si possono aumentare i voli, c’è un
tavolo tecnico all’Enac che non decolla e intanto il
traffico su Linate continua a calare. Come uscirne?
L’aeroporto di Linate è contingentato dal decreto che
stabilisce 18 movimenti l’ora. Io ho 58 mila richieste di
slot in lista d’attesa per la stagione estiva. La domanda
c’è, la crescita di Linate può avvenire in modo limitato,
per un fatto strutturale, e quindi puntiamo soprattutto a
migliorare la qualità.
La verità è che a Malpensa c’è la
concorrenza, a Linate no. Per voi l’Alitalia oggi è un
problema?
No, l’Alitalia per noi è una risorsa. Costituisce il 70 per
cento del traffico su Linate. Tuttavia, il quadro
regolamentare è quello che è.
A voi la concorrenza sul
Milano-Roma da Linate non piacerebbe?
Rispondo con i dati: il calo dei passeggeri fra Linate e
Fiumicino nel 2009 è stato del 31 per cento, benché sia noi
sia l’Alitalia abbiamo migliorato l’offerta qualitativa.
Invece sul collegamento Malpensa-Fiumicino, dove operano più
compagnie, c’è stato un aumento del 28 per cento. La
concorrenza fa bene.
Lei è stato anche presidente
dell’Alitalia, per un breve periodo, nel 2003: pensa che le
scelte degli anni successivi siano state lungimiranti?
Con la nuova gestione il prodotto dell’Alitalia è
migliorato. Le strategie però si misurano nel medio e lungo
termine e quindi oggi è prematuro dare giudizi.


