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                                                        Malpensa, 7 novembre 2011

NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELLA SEA..   SI' AD UN NUOVO MODELLO DÌ AZIONARIATO DIFFUSO PARTECIPATO DAI LAVORATORI DAI CITTADINI E DA TUTTA LA COLLETTIVITA

L'ipotesi delle ultime ore di vendere il 30% della SEA non ha niente di innovativo per il semplice fatto che, come è accaduto con AdR, Gesac e altri scali italiani, viene venduto un consistente pezzo di patrimonio pubblico al Fondo F2i che risponde sostanzialmente ad una cordata di banche o in alternativa ad un Fondo indiano che si è fatto avanti negli ultimi giorni.

In verità l'ineluttabilità con cui viene proposta l'ipotesi di vendita a causa delle casse vuote del Comune di Milano e del Patto di Stabilità da rispettare entro fine anno si abbatte sui lavoratori e sui cittadini con un carico di forte pressione che porta alla rassegnazione o alla visione, più o meno generalizzata, che il passaggio in parte da un monopolio pubblico a quello privato, di Gamberale o altri, sia un processo senza alternative. La garanzia che il Comune mantiene il 51% non ci esime dalla preoccupazione che il 30% in mano ai privati conti abbastanza per determinare politiche poco sensibili ai bisogni dei lavoratori.

Del resto in questi giorni in modo frenetico, si sta parlando solo di modalità di vendita, del 20% di SEA assieme al 18,6% di Serravalle, del 30% al fondo F2i o al Fondo indiano, di tempistica, di quanto si incassa, (350/400 milioni) ma non si sta parlando del Sistema Aeroportuale Milanese connesso all'occupazione, all'economia e alle potenzialità di crescita sul territorio o dei modelli organizzativi e produttivi degli scali. Ci si concentra su tutto meno che della partecipazione dei lavoratori e dei cittadini ai processi industriali della SEA, patrimonio pubblico e bene comune costruito in gran parte negli anni, dal 1955 ad oggi, da molte generazioni di lavoratori.

Ricordiamo che soprattutto negli ultimi anni, dal 2008 in avanti i lavoratori del Gruppo SEA stanno facendo molti sacrifici con la Cassa Integrazione e Mobilità in deroga; per far fronte ad una liberalizzazione selvaggia dei servizi di handling, ci sono lavoratori monoreddito a part-time sin dal 1999; tutti i processi di precarizzazione del lavoro nei settori operativi, passeggeri e merci, nonché manutentivi derivano da questi tipi di privatizzazione delle società di Gestione come la SEA che da una parte creano la rendita e dall'altra l'emarginazione del lavoro.

 Riteniamo che la proposta del vertice di SEA relativa all’idea di poter gestire, anche attraverso le nuove tariffe derivanti da Patto di Programma, che consiste fondamentalmente in nuove tasse per i passeggeri e per le compagnie aeree, il dividendo straordinario e ordinario di 160 milioni come era nei patti tra il Comune e la SEA, possa essere una misura efficace per affrontare l’immediata necessità di cassa del Comune di Milano. Siamo però convinti della necessità di costituire un nuovo modello di governance aziendale basato su di una reale democrazia economica capace di apportare ricchezza per l’intera collettività.

Obiettivamente non esiste alcuna innovazione se ripetiamo a Milano le stesse operazioni che sono state fatte sugli altri aeroporti, Adr; Gesac Napoli, Save ed altri scali italiani minori dove le privatizzazioni sono avvenute attraverso la leva finanziaria ed hanno avuto una ricaduta negativa sui servizi e sui lavoratori. E' stato più volte sottolineato da più parti che siffatte privatizzazioni non hanno prodotto ricchezza, ma solo speculazioni e rendita per il capitalismo rapace. Si è creata una forbice tra questo capitalismo e il lavoro che è la parte essenziale nei servizi aeroportuali.

Noi sappiamo che a questo punto il processo di vendita nella misura del 30% è in fase avanzata, ciò nonostante riteniamo opportuno esprimere la nostra non condivisione perché a questa ipotesi proponiamo al mondo politico-istituzionale, al Consiglio Comunale, alla Giunta, al Sindaco, ai lavoratori, ai cittadini e alle altre forze sociali la terza via, cioè la costruzione di un’azienda aeroportuale partecipata e condivisa dai lavoratori e dai cittadini, certamente più complessa anche dal punto di vista giuridico, ma innovativa e ricca di grandi cambiamenti sociali ed economici.

La nostra proposta consiste nella costituzione di una Società non quotata ad azionariato diffuso dove il Comune di Milano detiene il 51%, la Provincia di Milano il 14% e il 35% (comprensivo anche del 2% circa degli attuali piccoli azionisti che rimangono tali) viene offerto a tutti gli stakeholders (lavoratori, cittadini, utenti, fornitori, comuni limitrofi, cioè tutti quegli enti o persone che hanno interessi o sono coinvolti dall’attività aeroportuale). Viene stabilito il tetto massimo delle azioni possedute da un singolo socio, tipico di una Società ad azionariato diffuso, nella misura, in questo caso, del 3%.

Il sistema di governance che proponiamo, e qui sta la novità più rilevante, è quello duale composto dal Comitato di Gestione e dal Comitato di Sorveglianza.

Il Comitato di Gestione gestisce l’Azienda, al Comitato di Sorveglianza spetta invece il compito di controllo di tutta l’attività. Per questo motivo deve essere composto, oltre che da rappresentanti del management, da rappresentati del Comune, della Provincia, dei lavoratori e degli stakeholders. Ad esso è delegata la nomina nonché la revoca degli amministratori ed il loro compenso. Il CdS ed ogni suo componente hanno accesso a tutte le informazioni, nessuna esclusa, riguardanti la Società. Ogni singolo componente del CdS può intraprendere azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori. Con l’ingresso nel CdS il Comune non svolgerà più quell’attività silente finora svolta ma sarà chiamato a compiti di reale partecipazione e responsabilità.

Ovviamente sarà necessario spiegare bene a tutti gli stakeholders questo progetto per cui proponiamo la convocazione di una “Conferenza sullo sviluppo degli aeroporti di Malpensa e Linate” aperta a tutti gli attori in campo e all’IBAR (associazione delle compagnie aeree). Perché la nostra idea è quella di massimizzare il valore di SEA e quindi vogliamo capire le reali potenzialità e l’appetibilità dei nostri scali. Perché crediamo che solo con lo sviluppo possiamo creare valore e occupazione stabile e di qualità.

Crediamo che occorra anche una rivisitazione del Piano Industriale per adeguarlo alle reali necessità da qui a 10 anni e per renderlo più compatibile con il territorio.

E’ inoltre necessario istituire una spending review sull’intera Società almeno dal 2007 (anno del de hubbing Alitalia) ad oggi per correggere eventuali errori e, inoltre, per rivedere l’accordo di separazione della SEA in Handling e Gestione che ha creato di fatto un dispendio di energie e di risorse economiche.

Sappiamo che su questo progetto occorre da parte delle forze politiche-istituzionali una virata di 180°, ma considerati gli obbiettivi di grande portata, pensiamo che lo sforzo ne valga la pena. 

Nessuno di noi minimizza le difficoltà economiche del Comune, o sottovaluta la questione del Patto di Stabilità, ma pensiamo che sia necessaria un’azione corale per mettere in campo nuove politiche; sarebbe un grave errore rassegnarsi di fronte ad una strada che sembra obbligata perché abbiamo tutte le risorse morali, intellettuali, politiche per trovare delle soluzioni ai problemi economici attraverso lo studio di nuove ipotesi.

Forse a tutti noi in questo momento così difficile conviene riflettere sulla grande frase di Bob Kennedy per assumere con responsabilità le nostre decisioni: “Ci sono coloro che guardano le cose come sono e si chiedono perché, io sogno cose che non ci sono mai state e mi chiedo perché no”.

Segreteria regionale

coordinamento territoriale Linate / Malpensa

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